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Biografia

Giona Bernardi nasce in Svizzera, a Lugano, nel 1976. Comincia molto presto a manifestare una spiccata propensione al disegno e all'arte in generale (i primi fumetti risalgono a quando era ancora bambino).

All'inizio degli anni ’80, la famiglia si trasferisce a Lodrino, dove Giona vivrà parte della propria vita. Terminate le scuole dell'obbligo si iscrive al liceo, che abbandonerà di lì a poco per frequentare il CSIA di Lugano (Centro Scolastico delle Industrie Artistiche). Si interessa di arti marziali, legge Yukio Mishima, William S. Burroughs, Katsuhiro Ōtomo, Andrea Pazienza e molta fantascienza cyberpunk.

Durante questi anni si dedica con assiduità al disegno, alla creazione di fumetti e organizza le prime performances (quella che allora ebbe più risonanza fu certo Poesia dietro le sbarre, nel 1997, presso il centro sociale «Il molino» di Lugano – ne seguiranno altre tra Milano e Bologna).

Successivamente Giona interrompe il percorso intrapreso all'istituto d'arte e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. Qui segue il corso di pittura e arte contemporanea di Alberto Garutti e incontra Roberto Cuoghi, al quale sarà legato da profonda amicizia.

In questo periodo conosce e frequenta anche Noah Stolz, che sarà curatore di alcune sue mostre significative (tra queste Old boy e Strange Circus). Molto importante sarà anche la costante collaborazione con l’amico Ivan Berdondini, suo compagno di studi alle superiori.

Oltre al disegno e alla creazione di opere plastiche, Giona si dedica alla scrittura e infittisce moltissimi quaderni di annotazioni, schizzi, abbozzi, appunti e prose poetiche. Altri testi verranno direttamente dattilografati o scritti con una macchina da scrivere elettronica. Non da ultimo, scatta un'infinità di fotografie che utilizzerà poi in alcune opere.

Parallelamente cominciano i problemi legati all'uso di sostanze stupefacenti e, nel 1998, a seguito di un violento scompenso psichico, gli viene diagnosticata una patologia psichiatrica. Ma questo non ferma la sua debordante creatività: nel 2001, assieme a Nayeli Torres, allora sua compagna, fonda la rivista «Lolabrigida» – con la quale collaboreranno disegnatori e artisti come Andrea Bruno, Roberto Cuoghi, Diavù, Miguel Angel Martin, Giuseppe Palumbo, Gipi, Stefano Ricci e Maurizio Ribichini.

Inizia un periodo relativamente felice, sicuramente pieno, della vita di GnB (“Giona nella balena”, come allora aveva iniziato a firmarsi): vive allo storico numero 42 del Viale Bligny, disegna indefessamente, partecipa a più progetti e comincia ad appassionarsi di musica rap.

Nel 2002 si laurea con una tesi a fumetti sull’autosacrificio all’interno del mondo azteco: Quetzlalcoatl.

Si trasferisce in Messico e continua le sue attività in America Latina fino a quando non rientra, dopo un anno, in Svizzera italiana.

Pubblicati quattro numeri, «Lolabrigida» chiude e inizia un'altra fase: Giona si dedica al bianco e nero, all'incisione su pannelli bianchi e al disegno “bianco su bianco”. Scolpisce muri di gallerie a martellate, assembla i video e le prime animazioni (alcune di queste verranno esposte e segnalate con delle menzioni). Prende parte a mostre collettive e allestisce alcune esposizioni personali.

Nel 2012 la galleria Cacticino, diretta da Mario Casanova, gli dedica l'esposizione Giona Bernardi, l'uomo e l'artista.

Nel 2013 espone a Milano, presso il Museo del Novecento, il suo grande lavoro La balena all'interno della mostra Arimortis, a cura di Roberto Cuoghi e Milovan Farronato. Questo imponente dipinto fa parte di un progetto più grande, che Giona chiamerà La trilogia del mare (le altre opere appartenenti a questo ciclo saranno Il calamaro gigante e Il capodoglio). Dello stesso anno è il film-documentario di Kevin Merz, dedicato al lavoro e alla vita di GnB: Giona e la balena

Nell’ultimo quadriennio Giona affina sempre più la tecnica dell'acquerello, lavorando su formati di varie dimensioni. Crea molte animazioni e si lega in amicizia al reporter Gianluca Grossi, alla fotografa Stefania Beretta e al violoncellista Zeno Gabaglio. Si dedica alla musica hip hop assieme agli amici Giona Vinti e Giulia Di Simone.

Nel 2015, nella notte tra il 9 e il 10 giugno, dopo molti ricoveri e ripetuti tentativi di disintossicazione, Giona muore togliendosi la vita nel suo appartamento a Vacallo. Avrebbe dovuto esporre una selezione dei suoi ultimi lavori la settimana seguente.